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Speranza? Quale siginifacato attribuire?

In un momento in cui facciamo fatica a capire cosa ci aspetta domani, come affronteremo i giorni più prossimi a noi e quello che sarà o come diventerà la nostra vita, vacilliamo in cerca di un appiglio, qualcosa a cui aggrapparci.

Mi capita di vedere persone non trovar nessun aggancio e si lasciano travolgere da sentimenti di sconforto, abbandono…e qui l’ansia incombe e la fa da padrona, ma che fine ha fatto la speranza?

Come nasce e cos’è la speranza?

C’è una marea di scritto sulla “Spes” ovvero la Speranza, per quel che riguarda la letteratura classica e la storia, a partire da Esiodo e la ricerca della speranza.

Zeus, scrive il poeta greco Esiodo,  inviò la donna sulla terra, Pandora, la quale per semplice curiosità scoperchiò il coperchio della giara in cui sono contenuti tutti i mali del mondo che infestarono la terra degli uomini. Gli uomini che erano stati fino ad allora erano immortali e felici come gli dei, divennero tristi e conobbero la morte. Solo Speranza (che nell’opera prende il nome di Elpis), rimase all’interno del vaso, poiché Pandora lo richiuse in tempo. Ma ecco che qui la Speranza che viene considerata ahimè un male anche se sembrava dono, qualcosa di buono, poiché la speranza ci porta all’attesa di qualcosa di diverso, qualcosa di migliore.

Speranza, considerata anche in tempi remoti come un’illusione che aiutava l’uomo a vivere nel miglior modo possibile e a sopportare la vita, ma in realtà era priva di essenza e era fatua.

La speranza distoglie così l’uomo dal suo obiettivo, allontanandolo dalla pianificazione del proprio futuro e dal raggiungimento dei propri obiettivi, immaginando ciò che ancora non è stato, proprio come viene spiegato da Husserl.

Curioso come però venga a meno la lettura scientifica a riguardo.

Ma cos’è allora la speranza? E’ un’emozione?

Potrebbe sembrare un’emozione, per il nostro “sentire di pancia”, per il trasporto che proviamo quando speriamo con tutti noi stessi in qualcosa, ma le risposte a livello neurologico e fisiologico, sostengono il contrario perché non presenta le stesse caratteristiche di attivazione.

E’ un sentimento?

Potrebbe sembrare un sentimento, ma non è presente il caratteristico picco di reazione emozionale  bensì vi è costanza.

La speranza è un appiglio che non vive sicuramente nel passato, nemmeno nel presente del “qui ed ora”, ma nel futuro, sia esso più o meno prossimo. Possiamo definirla una proiezione del presente orientata al futuro.

Ma se la speranza ci porta quindi a pensare al futuro, se ci spinge a progettare un tempo che ancora non c’è e a modificare il nostro oggi affinché le cose cambino nel domani, possiamo decantare ciò che afferma lo psicologo americano Snyder.

Secondo Snyder «la speranza è uno stato motivazionale positivo che si basa sull’interazione tra il senso di successo nel produrre i percorsi cognitivi o le strategie cognitive da utilizzare nel conseguire un determinato fine desiderato».

Questo ci porta ad una visione più attiva della speranza, la speranza che si lega alla motivazione che ci spinge al cambiamento. Motiv-Azione, cioè il motivo che ci porta all’azione (Snyder è il maggior rappresentante infatti della teoria cognitivo motivazionale).

Una visione meno fatalistica e più attiva, facendoci diventare agenti della nostra speranza,ovvero coloro che agiscono verso il cambiamento.

Con questa visione possiamo sentirci più forti e meno in balia degli eventi, possiamo utilizzare  la motivazione a nostro favore in quanto ci permette di creare, modificare e proiettare il comportamento verso un’azione.

Questa speranza ci può portare a cambiamenti nell’immediato, che avranno il potere di cambiare il nostro futuro.

Quali sono le caratteristiche delle persone che sperano?

  • Sono persone più resilienti, che imparano dalle difficoltà e colgono insegnamenti e aspetti positivi anche dai periodi di maggior dolore o difficoltà;
  • Sono persone maggiormente resistenti alla frustrazione, in quanto tendono a rimodellare il loro scopo e le loro risorse alle avversità;
  • Sono persone che si sentono meno stressate;
  • Sono persone con maggior flessibilità psichica e quindi tendono ad adattarsi più facilmente ai cambiamenti delle circostanze, modificando facilmente il loro comportamento;
  • Sono persone che hanno maggiori capacità di interazione sociali.

Cosa dobbiamo fare quindi?

  • Non dobbiamo aver paura di prendere decisioni;
  • Dobbiamo fissarci un obiettivo;
  • Dobbiamo lavorare per raggiungerlo;

 

…e se le cose andassero male?

  • Rimodelliamo il nostro obiettivo
  • Cambiamo strategie per raggiungerlo
  • Programmiamo tappe intermedie che al loro raggiungimento ci diano soddisfazione, gratitudine ed energia nuova per proseguire verso la meta finale.

 

Dum loquimur fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.
Mentre si parla, il tempo è già in fuga, come se ci odiasse. Quindi cogli l’attimo, non credere al domani.
(Orazio)

 

 

Dott.ssa Alice Papi

Psicologa dello staff dei Poliambulatori Arcade

 

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